Metalli ed Ambiente: Una bomba ad orologeria!

2018-07-24T17:58:16+00:00

Acqua, aria e terra sono le vittime predestinate del capitalismo minerario e di tutta la filiera produttiva; dall’estrazione che avviene la maggior parte delle volte in ambienti selvaggi ed incontaminati lontani dagli occhi dell’opinione pubblica, alla produzione di semilavorati che avviene invece all’interno di contesti urbani.

Il minimo comune denominatore è l’inquinamento provocato dai processi produttivi di raffinazione che comportano l’utilizzo di enormi quantità d’acqua e l’emissione di polveri sottili nell’aria, senza considerare gli «scarti» di produzione rappresentati la maggior parte delle volte da metalli pesanti che vanno a finire nelle falde acquifere.

Gli effetti negativi sulla terra sono invece quelli più evidenti; lo sbancamento del territorio per accedere alle risorse minerarie ha creato nel corso del tempo delle necropoli naturali dove alle foreste si sono sostituiti deserti di sabbia e roccia dove la mano dell’uomo è incontestabilmente evidente e dove ai corsi d’acqua sorgiva si sono sostituite pozze di scarti di lavorazione.

A livello mondiale sono molteplici le organizzazioni no-profit che si muovono contro le multinazionali e che denunciano da tempo l’insostenibilità nel medio periodo delle pratiche estrattive e produttive (a basso costo) utilizzate dalle grandi imprese del metallo e del petrolio.

Si contano a decine le cittadine e le comunità, soprattutto nell’America del Nord, costrette a lasciare le proprietà per fare spazio ad esplorazioni minerarie, lasciando dietro di sé delle vere e proprie città fantasma su cui i governi regionali e centrali fanno finta di nulla limitandosi a giustificare questi interventi per il favore di un bene «più ampio» tutto da verificare.

In Africa ed in alcune zone del Sud-Est asiatico la situazione è ancora peggiore dove in assenza di istituzioni le esplorazioni minerarie sono lasciate alla mercè dell’iniziativa privata con disastrose conseguenze sul piano ambientale.

Negli ultimi 20 anni poi è andato sviluppandosi sempre di più il riciclo dei metalli, dalle navi ai cellulari e questo ha creato ulteriori filoni di business lontano dalle città occidentali e concentrato particolarmente sulle coste dell’Africa e dell’India dove in assenza di alcuna forma di regolazione lo smantellamento dei rifiuti avviene senza alcun tipo di precauzione sanitaria ed ambientale causando ingenti costi in termini di capitale umano e patrimonio naturale.

Il giornalismo d’inchiesta, assieme alle organizzazioni ambientaliste sta cercando di raccontare storie di disastri quotidiani che avvengono sulle sponde del Niger piuttosto che ad Agbogbloshie od in India e Bangladesh dove a mano vengono smontate le petroliere.

E’ importante che questi fenomeni non vengano dimenticati da chi ha la forza di poterne cambiare il corso.